10 ottobre 2004

“Il Principato di Taranto” in un volume di Stefania Peluso

Pubblico sul mio blog una recensione di Massimo Romandini ad un bel volume sul principato di Taranto

di Massimo Romandini

Stefania Peluso è archeologa, collabora col CNR (Sezione di storia medievale di Potenza-Lagopesole) e con l’Università Aristotele di Salonicco. Attualmente perfeziona i suoi studi presso l’Università statale della Ruhr di Bochum. Ha già partecipato a numerose campagne di scavi in Italia e all’estero. Questa volta la sua ricerca ha avuto per oggetto la storia del Principato di Taranto: un lavoro per gli addetti certamente, ma anche un’occasione per il lettore medio alla ricerca di notizie sicure sulla complessa storia della loro città.

L’età del Principato tarantino può oggi essere meglio conosciuta solo che si continui ad approfondirla. Situazioni complesse e personaggi di rilievi l’attraversano nel contesto di avvenimenti geograficamente più vasti. Il periodo preso in considerazione dalla Peluso s’avvia con i Normanni ed è interessante non solo per i risvolti politici di primo piano, ma anche per le connotazioni socio-economiche che l’Autrice non ha mancato di mettere in adeguato rilievo. Preceduto da un Quadro storico, il lavoro si suddivide in tre capitoli, dedicati rispettivamente al “Principato di Taranto e la sua natura giuridica nell’ambito del Regno”, all’”Organizzazione interna del Principato”, all’”Estensione del principato di Taranto e l’ordinamento giuridico interno”. Completano l’excursus le Conclusioni dell’Autrice e una ricca Bibliografia.

Il lavoro della Peluso ha richiesto impegno, non solo perché così si opera, quando si vuole scrivere con competenza la storia, ma anche perché i documenti a disposizione non sono poi molti e bisogna leggerli e capirli. Da apprezzare quindi il lavoro di ricostruzione e rielaborazione dei dati ricercati. Se ne desume la storia di un principato che si sviluppò in un territorio notoriamente terra di conquista (Bizantini, Longobardi, Saraceni). Nell’estendono il loro dominio da Melfi alla Sicilia, dando voce a un potere a carattere spiccatamente feudale destinato a durare fino agli Svevi. Federico Barbarossa, Enrico VI, il sempre discusso Federico II, creatore di uno stato accentrato che poco o nulla aveva a che fare con quello normanno, popolano le pagine di una storia tutt’altro che di basso profilo. Federico II dà vita ad una forma di Stato accentrato che non va oltre la sua persona. Corradino e Manfredi appaiono al suo cospetto vani fantasmi del potere.

La dinastia angioina, che sostituisce gli Svevi, porta con sé innumerevoli contraddizioni, appena mitigate dalla figura di Roberto d’Angiò, ma questo grande re farà presto i conti con baroni e capi locali. La storia del Sud è segnata, come lo sarà con gli Aragonesi. E Taranto vivrà in pieno diritto nel mezzo di vicende ora più grandi ora meno, sempre col piglio di un territorio importante, compreso il profilo economico.

Massimo Romandini

7 ottobre 2004

Medioevo. Ma non erano secoli bui

Lo storico Franco Cardini

Ma non erano secoli bui

Un’epoca che vide l’avvio delle scienze e tecniche moderne, lo splendore delle cattedrali, la nascita delle università e il sistema economico ancor oggi vigente

di Franco Cardini

Articolo tratto da “Avvenire” del 07/10/2004.
http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2004_10_07/articolo_480889.html


Comincio ad essere stanco. E, con me e come me, credo lo siano la maggior parte di quegli studiosi di storia che - a differenza di molti loro saggi e avveduti colleghi - non si siano limitati a condurre le loro ricerche scientifiche nella chiusa, serena cerchia degli specialisti, ma si siano impegnati anche nel farne conoscere i risultati a un più ampio pubblico, persuasi che la cosiddetta “seria divulgazione” sia un po’ un dovere sociale degli studiosi e serva a far crescere attraverso una migliore cultura storica la società civile.
Dopo decenni di militanza nel campo della cosiddetta “alta divulgazione storica”, dopo decine di libri e centinaia di saggi e di articoli sull’argomento - libri, saggi e articoli che mi hanno indotto a sottrarre tempo a quella ricerca scientifica ch’era e resta la mia professione primaria -, debbo confessare il mio fallimento e quello di tutti i colleghi illusi al pari di me. Vi faccio alcuni esempi: i Templari, il Santo Graal, le crociate, l’inquisizione. Casi “classici”, attorno ai quali da ormai due secoli e mezzo circa almeno ruota un nugolo di menzogne, di malintesi, di falsi documenti presi per veri, d’infamie e di sciocchezze.
Da decenni (dico decenni) io e tanti altri studiosi - anche molto importanti, come Jacques Le Goff - ci sforziamo di far penetrare nel circolo dei dati comunemente acquisiti da parte della società civili alcune verità obiettive ormai definitivamente assodate: che dietro alla questione dello scioglimento dell’Ordine religioso del Tempio non v’era alcun “mortale segreto” e che quella della occulta sopravvivenza dell’Ordine nei secoli è una balla elaborata fra Sei e Settecento di cui si conosce ogni falso documento, ogni particolare; che il Graal non è una vera o falsa reliquia e nemmeno un Oggetto Misterioso, ma una leggenda maturata fra XII e XIII secolo attraverso una serie di romanzi cavallereschi; che le crociate non sono mai state delle guerre di religione; che l’inquisizione era un tribunale istruttorio concepito per combattere il dilagare dell’eresia e non un’organizzazione segreta a delinquere gestita da alcuni sadici torturatori. Su tutto ciò esiste una montagna di documentazione probatoria e irrefutabile; e, peraltro, mai confutata.
Ma non serve a nulla. E sapete perché? Semplicemente perché nella nostra società esistono anche alcuni editori, alcuni plagiari semicolti e intellettualmente disonesti che si fanno passare come “autori”, alcune riviste a grande tiratura, alcuni sodalizi che rifilano patacche onorifiche d’immaginari Ordini cavallereschi o che vendono certezze esoteriche o ufologiche a più o meno caro prezzo, alcuni (molti) giornalisti specie televisivi titolari di rubriche che si presentano come specializzate nel “far luce” sui “misteri della storia” e i cui fine immediato è aumentare l’audience, cosa che con programmi seri sarebbe più ardua; e tutti questi signori sono interessati a ingannare il pubblico e a spremergli danaro; ed esiste una buona fetta dell’opinione pubblica abbastanza ignorante da abboccare a quegli uncini e da cadere in quelle trappole e troppo poco colta per accedere a letture migliori, troppo pigra per rimettersi in discussione e ampliare, migliorandolo, il raggio delle sue conoscenze.
Ecco perché riemerge periodicamente la Leggenda Nera del medioevo come “secoli bui”, una balla inventata durante il Settecento illuministico e trascinatasi durante Romanticismo ed Evoluzionismo. Riemerge perché la maggior parte della gente, che magari ha la licenza delle medie superiori, non riesce ancora nemmeno a capire che il cosiddetto “medioevo” è un’astrazione e una convenzione e che nel lungo millennio fra V e XV secolo accadde di tutto e il contrario di tutto: che allora e non solo allora ci furono le invasioni barbariche e i roghi inquisitoriali, ma anche l’avvio delle scienze e delle tecniche moderne, lo splendore delle cattedrali gotiche e della razionalità scolastica, la fondazione delle Università e del sistema economico-finanziario ancora vigente. Ma andate a spiegar tutto questo agli spacciatori di patacche che hanno dalla loro le case editrici, la produzione cinematografica, la televisione: e che, se solo volessero, potrebbero divulgar davvero autentica cultura, e magari anche guadagnarci su. Andate a dirlo a chi ha fatto i miliardi scrivendo, stampando, girando, distribuendo patacche come Il codice da Vinci o The Body; andate a raccontarlo a chi sfrutta la semicultura e la pigrizia mentale accoppiata al puerile bisogno di mistero purché sia facile da capire; andate a lamentarvi con chi si arricchisce gestendo i supermarkets delle nuove religioni e i disneylands dove s’incontrano e interagiscono la vecchia paccottiglia occultistica dell’Ottocento e l’industria dei termovalorizzatori mentali gestiti dai sacerdoti del New Age che fonde e rielabora questa spazzatura pseudointellettuale e la rivende rivestita di lucente stagnola postmoderna. Eccoli qua, i Secoli Bui.
Altro che oscuro medioevo...

La lapide di mons. Capecelatro

Dalla pagina social del prof. Mario Lazzarini, pubblico questo medaglione su una lapide che apparteneva alla villa diruta del mons. Capece...