23 gennaio 2015

Il casale della Franca Martina ha settecento anni

Pubblico un articolo tratto dal Corriere del Giorno di Giovedì 12 agosto 2010, p. 25. Eventuali imprecisioni storiche sono da attribuire all'autrice dell'articolo.

Il casale della Franca Martina ha settecento anni.

di Mary Marangi

I più antichi storici di Martina tramandano che nel 928, avendo i Saraceni distrutta Taranto, gli abitanti della città bimare per sfuggire all’eccidio scamparono nell’entroterra collinare, forse fondendosi ma, comunque, incrementando il numero dei pastori transumanti qui stagionalmente insediati. In quel tempo, forse, già esisteva una grancia di monaci di rito bizantino, dipendente dal Monastero di San Nicola di Casole (Otranto), detta di Santa Maria d’Itria, intitolazione che ha denominato in Età Moderna la vallecola carsica oggi detta Valle d’Itria. L’attuale territorio comunale di Martina Franca, dopo il Mille, apparteneva, pressoché in parti uguali, a Monopoli e a Taranto, che a presidio dei rispettivi confini possedevano alcune torri, probabilmente già erette in Età Bizantina. Il limite confinario tagliava in due quello che oggi è il centro storico di Martina Franca, passando per l’odierna Via Vittorio Emanuele II, detta Ringo, antico odonimo derivato da ruga, ossia strada principale: la parte settentrionale ricadeva nell’agro di Monopoli, l’altra in quello di Taranto, considerate, perciò, città madri di Martina. Un atto notarile, rogato nel 1260 per delimitare tali confini, documenta l’esistenza, tra l’altro, di un disabitato Castrum Martinae, costruito in territorio di Taranto in posizione dominante sulla monopolitana Valle d’Itria; quest’insediamento, comunque, non ha mai costituito un centro demico organizzato. In 26 gennaio 1266 con la battaglia di Benevento tutta l’Italia meridionale e la Sicilia passarono in dominio degli Angioini, che vi scacciarono gli Svevi, uccidendo sul campo e detronizzando il re Manfredi (1258-1266), figlio ed erede dell’imperatore Federico II (1220-1250). Carlo I d’Angiò fu il primo sovrano del Regno di Sicilia di questa nuova dinastia francese (1266-1285), al quale successe sul trono il figlio Carlo II, detto Lo Zoppo (1285-1309). Questi il 13 agosto 1294 creò cavaliere il suo quartogenito e figlio prediletto, il diciottenne Filippo (1276-1331), concedendogli in feudo il vastissimo Principato di Taranto, autentico stato nello stato. Il potente principe, che aveva ricevuto dal padre l’incarico di riordinare e d’ampliare i possessi angioini in Grecia e in Albania, avrà ritenuto necessario poter disporre sulle boscate colline murgesi di un grosso centro abitato a metà della strada pseudo-istmica fra i porti di Monopoli sull’Adriatico e di Taranto sullo Ionio, importanti vie d’accesso ai suoi domìni. Eminenti motivi di una complessa strategia difensiva indussero, perciò, nei primi anni del Trecento Filippo d’Angiò a ripopolare l’area dell’abbandonato Castrum Martinae, facendovi affluire liberi coloni dai suoi vasti possessi pugliesi, albanesi e greci, concedendo esenzioni fiscali e assegnando loro in proprietà suoli edificatori. Un documento del 1306 attesta già l’esistenza storica del Casale della Franca Martina, ossia di un insediamento privo di strutture di difesa ma costituito da una comunità amministrata da un capitano (giudice) e da un sindaco; un arciprete aveva la cura delle anime. Fondatore materiale del centro demico fu Francesco Loffredo di Monteleone, vicario e giustiziere del principe di Taranto. Il 12 agosto 1310 il principe Filippo promulgò da Napoli un privilegio, con il quale garantì la demanialità perpetua del casale da lui fondato, affinché nessun feudatario avesse mai potuto limitare le libertà concesse ai martinesi: è questo il primo documento con il quale viene istituzionalmente riconosciuta l’esistenza di Martina come borgo datato e fondato. Filippo d’Angiò, per garantire lo sviluppo della sua fondazione, concesse ai martinesi altri importanti privilegi: il 15 agosto 1310 di poter gratuitamente pascolare e abbeverare il bestiame allevato nei territori di Ostuni, di Mottola e di Massafra; il 15 gennaio 1317 un territorio circolare intorno all’abitato del raggio di 2 miglia (3,7 chilometri), detto distretto, nel quale poter liberamente costruire abitazioni rurali, coltivare orti, impiantare vigne, scavare cisterne, assegnando il tutto in proprietà privata, non soggetta ad alcuna tassa di natura feudale (decime). Il processo fondativo di Martina, dal 1335 divenuta terra (città fortificata), si concluse il 15 aprile 1359, allorché il principe di Taranto Roberto d’Angiò (1343-1364), figlio di Filippo, assegnò ai martinesi un vastissimo territorio (circa 450 chilometri quadrati), ritagliato dai demani di Taranto, di Monopoli, di Ostuni, di Mottola e di Ceglie Messapica ma in seguito lievemente ridimensionato.

Nessun commento:

Posta un commento

Annalium Philippi Crassulli De rebus Tarentinis

Pubblico sul mio blog una interessante fonte per la storia di Taranto. Angelo Filippo Crassullo era un notaio, nato a Taranto e morto...