8 febbraio 2015

A Taranto è stata combattuta una guerra

Tucci e Di Bello, protagonisti del dissesto a Taranto.
Taranto è stata combattuta una guerra.

Alcune riflessioni risalenti al 25 aprile 2007. Quanta acqua è passata sotto il ponte girevole, da allora! E quante illusioni e disillusioni! Lo ripubblico oggi, perchè l'accostamento della Taranto post-dissesto ad una città appena uscita da una guerra è una immagine che ebbe fortuna, al tempo, e provocò diverse discussioni ancora oggi rintracciabili in rete.

Taranto, 25 aprile 2007. Lo scenario quotidiano è degno di una Sarajevo nel '96: non vi è strada cittadina, grande o piccola, che non sia funestata da buche, spesso voragini. Si trovano transenne al centro delle strade per evitare che gli autoveicoli vi precipitino letteralmente dentro.

La polizia municipale è rimasta senza auto per mesi, e non ha i soldi per acquistare le nuove divise. Niente soldi neppure per gli straordinari.

L'illuminazione pubblica funziona a macchia di leopardo, spesso interi quartieri restano al buio.

La raccolta rifiuti ordinari non avviene quotidianamente, spesso passano 3-4 giorni prima che l'immondizia sia eliminata dalle strade, e sta arrivando il caldo...
La raccolta differenziata è stata sospesa per mancanza di fondi.

Il 70% dei semafori è fuori uso.

Ogni servizio non essenziale è sospeso, e quelli ritenuti essenziali funzionano a singhiozzo. Persino per la sepoltura dei propri cari c'è da aspettare.

Le tariffe comunali sono raddoppiate ed in alcuni casi triplicate: dall'ICI all'IRPEF, dalle rette degli asili alla TARSU, dai biglietti per i bus urbani all'occupazione del suolo pubblico...

Responsabili dello sfacelo, è noto, sono state le due giunte comunali guidate dal 2000 dalla sindaca Rossana Di Bello, eletta prima con Forza Italia, poi con una sua lista personale. La Di Bello è amica personale e sodale di Raffaele Fitto ex presidente della regione Puglia, delfino di Silvio Berlusconi, che pare verrà a Taranto a comiziare per sostenere il candidato del centrodestra.
Le giunte Di Bello hanno lasciato a Taranto una voragine di oltre 650 milioni di euro (seicento milioni), anche se il commissario governativo inviato a porre rimedio al deficit di bilancio è sicuro che se ne scopriranno ancora delle belle.

Rossana Di Bello non è in carcere, dove ci sono finiti sinora solo qualche dirigente comunale e l'ex city manager. L'ex vice sindaco e assessore al bilancio, l'on. Tucci, non è neppure indagato per reati connessi al dissesto. In questo Paese di Pulcinella questo fatto non stupisce neanche più.

L'ex sindaca sostiene, al contrario, di non essere la responsabile di questa tragedia e di esserne vittima, e raccoglie ancora molti consensi in città. Se si ripresentasse oggi non raccoglierebbe meno del 15% dei consensi.

Chi raccoglierebbe certo più consensi di lei (si parla di circa il 30%) è Giancarlo Cito, attualmente affidato ai servizi sociali per scontare la sua seconda condanna per "Concorso Esterno in Associazione Mafiosa", mica pizza e fichi. Ma Cito non è eleggibile, quindi candida il figlio Mario, confidando di rientrare nei giochi.

Cito ha governato Taranto dal '93 al 2000 (anche attraverso prestanome come De Cosmo). Riesce difficile credere che il saccheggio della città non sia iniziato con lui per terminare con la "elegantissima" Rossana, ma il popolo "basso" di Taranto lo adora. Raccoglie consensi tra i poveri, gli ignoranti, quelli che non hanno niente da perdere e che in un certo senso sono affascinati dell'idea del "tanto peggio, tanto meglio".

Ogni città possiede la classe politica che merita. Taranto non fa eccezione. Tutti i sindaci, ripeto tutti i sindaci che hanno governato questa città dal 1991 ad oggi hanno avuto problemi con la Giustizia: dalle tangenti alla corruzione, alla mafia. Sedici anni di malaffare. Sedici anni di "mani sulla città".

A sinistra la situazione non è migliore: Florido, già presidente della Provincia si impone come candidato sindaco, rifiutando ogni confronto con gli alleati e sottraendosi alle primarie. Una imposizione di imperio degna del peggior Berlusconi. Florido gestisce la Provincia da tre anni, e non ha fatto rivoluzioni, ma una semplice gestione del potere pubblico. Sono cambiati i clientes, ma non è cambiato il metodo rispetto alla giunta di centrodestra. Alcune parti del suo programma elettorale sono ancora lì ad aspettare dopo tre anni...

Una lista di fuoriusciti dai DS (SDS), l'Udeur e la sinistra radicale gli contrappongono Ippazio Stefàno, un uomo probo, onesto e capace che, in quanto tale, è stato ovviamente snobbato da questo nuova classe dirigente che si definisce di sinistra, ma che si guarda bene dallo scalfire gli interessi consolidati dei poteri forti. Un partito che oggi si chiama "partito democratico".

Tra gli altri attori della contesa (ben 12 i candidati) c'è l'ex questore Introcaso, immolato dalla destra jonica sull'altare di una sconfitta annunciata, unica persona presentabile per nascondere le nefandezze compiute dalla passata amministrazione dagli stessi candidati nelle liste che lo sostengono.
A sinistra troviamo ancora Gianni Liviano, la cui visione della politica gli impedisce qualsiasi alleanza. Gioca da outsider.

La prossima giunta comunale avrà un bilancio da risanare, certo, ma anche una straordinaria opportunità di guadagno per i soliti poteri forti: dovrà riscrivere il piano regolatore edilizio. Dovrà inoltre gestire nomine e affari al porto mercantile. Si troverà a decidere sul rigassificatore e sul raddoppio degli impianti Eni. Dovrà gestire i fondi rinvenenti dagli accordi di programma regionali sull'inquinamento ambientale, congelati da Vendola in attesa della nuova giunta.

Io? Io mi auguro che Stefàno raggiunga i voti sufficienti per andare al ballottaggio, e che tutta la sinistra tarantina si riunisca attorno ad un unico nome, che consentirebbe di portarla al governo della città dopo 18 anni. Credo che la mia città meriti, dopo 20 anni, un sindaco e una giunta che non abbiano problemi con la Giustizia. Tutto qui.

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