19 febbraio 2015

I miei concittadini evasori



I miei concittadini evasori



Diciamo che a giudicare dai suv che stazionano prepotenti intorno a casa mia, non era affatto difficile intuire che la mia città fosse abitata da evasori fiscali professionisti. So dove abitano. Li vedo ogni giorno, sotto casa, a far spese nei negozi di lusso, o seduti ai tavolini in piazza, di fronte al Carmine. Mi fanno schifo, schifo schifo, ogni giorno di più...
Taranto regina delle ville. Ne ha il triplo di Bologna
Il Giornale, 31 maggio 2009

E pensare che Bernardo Provenzano, il boss dei boss, viveva nascosto in un tugurio, un casale in campagna dove conduceva una vita frugale. Lo costringeva la latitanza, altrimenti a Palermo avrebbe potuto godersi la particolare abbondanza di case di lusso. Al catasto risultano come abitazioni di pregio l’11,7 per cento del totale delle case. Come dire che più di una casa su dieci è una villa o un appartamento signorile. Ancora meglio va a Taranto, dove le abitazioni di pregio sono quasi il 13 per cento. Entrambe le città hanno un reddito pro capite intorno ai 13mila euro. A Bologna, con 10mila euro di reddito medio in più, le case di lusso sono il 3.5 per cento.


L’Italia divisa a metà: dall’evasione
di Enza Cusmai
Il Giornale, 31 maggio 2009
Milano - Per dare l’idea di quanti evasori siano stati pizzicati con le mani (fuori) dal 740 negli ultimi sei anni, il centro studi degli Artigiani di Mestre ha usato una metafora: a riunirli tutti, potrebbero riempire una città come Taranto. I ricercatori della Cgia hanno scelto a caso il capoluogo pugliese. Ma se avessero avuto sottomano la mappa geografica dell’evasione fiscale, si accorgerebbero di aver pescato una delle città che meriterebbe un approfondito esame da parte dell’Agenzia delle entrate.

Il capoluogo pugliese, come quasi tutto il Mezzogiorno, vive abbondantemente al di sopra dei propri mezzi. Come fa il crotonese medio, che guadagna 13.500 euro l’anno, a comprare più auto di lusso di chi vive a Torino o a Biella? E come fa il ragusano a consumare il doppio della benzina dell’abitante di Cuneo, e più energia e carburante perfino del milanese?

A porre la domanda è il clamoroso risultato di una ricerca elaborata dal Centro studi Sintesi di Venezia, una società di ricerche economiche e di mercato che ha fatto due conti semplici semplici: ha incrociato, provincia per provincia, i redditi medi che risultano dai dati ufficiali con quelli relativi ai consumi. Il risultato è inquietante: i redditi medi del Sud sono quasi la metà di quelli del Nord Italia. Eppure molte province meridionali consumano più benzina ed energia elettrica, hanno visto il numero di auto di lusso in circolazione superare quello di città del Nordest da sempre tacciate di essere capitali dell’evasione fiscale, i conti in banca crescere molto più in fretta di quelli di solide città industriali del Nord.

L’imponibile sottratto alle casse dello Stato, dicono le stime della Cgia, ammonta a circa 200 miliardi di euro l’anno e da sempre a essere crocifissi sono i piccoli imprenditori del Nordest, gli idraulici della Brianza, i dentisti delle grandi città. Che pure avranno le loro magagne da spiegare al fisco. Ma questa ricerca fa luce anche sulla reale entità del «nero» al Sud.

I redditi percepiti a Taranto, tanto per restare nella città dell’esempio iniziale, sono distanti anni luce dal tenore di vita assunto dai suoi abitanti che, in media, dichiarano un reddito di circa 13.500 euro l’anno ma spendono di benzina ben 248 euro a testa e vivono in una città in cui più di una casa su dieci è di lusso. Ma non è solo Taranto a mettersi in cattiva luce nei confronti del fisco. È in buona compagnia assieme a Crotone, Caserta, Siracusa, Catania.
Insomma al Sud, si spende più di quanto si guadagna con evidenti incongruenze tra i redditi percepiti e il tenore di vita assunto. Basta controllare alcuni indicatori significativi per rendersene conto: consumi alimentari, energia elettrica, benzina, immatricolazioni di autovetture di grossa cilindrata, apertura di depositi bancari a dispetto della crisi, abitazioni di pregio esistenti. Tutti segnali che invitano a diffidare delle ricorrenti grida di allarme lanciate dalle statistiche sul Sud, terra di disoccupazione permanente. In realtà, questa denuncia rivela che non basta presentare un reddito misero per essere poveri. Bisogna verificare se, in realtà, è il solo stipendio denunciato al Fisco che entra davvero in famiglia. E sulla base di questa classifica provinciale, l’Italia sembra spaccata in due. Congruenza tra redditi e stili di vita si riscontrano nelle province del Nord-Italia e nella dorsale adriatica. Il premio delle più corrette? Va a Prato, Bologna, Forlì-Cesena.

Taranto, evasori di... lusso
Tarantosera, lunedì 1 giugno 2009

Brutti, sporchi, cattivi ed ora anche evasori fiscali. A Taranto ci sono il triplo delle case di lusso che ci sono a Bologna, eppure il reddito medio pro capite dichiarato tra i Due Mari è di gran lunga inferiore a quello che si dividono all’ombra della Torre degli Asinelli. Quanto basta per riattizzare il pregiudizio sui meridionali, scansafatiche, spendaccioni e adusi a campare sulle spalle dello Stato. Magari a spese degli italiani che lavorano e pagano le tasse. Questa volta ci è andata di mezzo proprio Taranto, grazie ad un articolo sull’ evasione fiscale in Italia pubblicato da Il Giornale. Il quotidiano della famiglia Berlusconi ha dedicato una intera pagina a questo strano fenomeno italiano, con tanto di richiamo in prima. L’analisi prende le mosse da due studi: uno condotto dalla Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre; l’altro da Sintesi, una società di ricerche economiche di Venezia. Tutta roba del Nord Est, insomma. Secondo gli artigiani di Mestre, gli evasori in Italia sarebbero tanti da riempire proprio una città come Taranto. Fin qui la citazione è soltanto, per così dire, demografica. A dipingere il capoluogo ionico come città di evasori fiscali è la ricerca di Sintesi, fondata sull’ incrocio dei dati sui redditi medi e sui consumi. Taranto risulta avere un reddito medio di 13.500 euro ma la spesa per i consumi sarebbe superiore a quella di molte altre città, soprattutto del Nord, con redditi decisamente superiori. Quanto basta per far scrivere al Giornale che la Città dei Due Mari meriterebbe «un approfondito esame da parte dell’Agenzia delle Entrate». Più in là si rincara la dose, giusto per far comprendere che da queste parti si vive «abbondantemente al di sopra dei propri mezzi». «I redditi percepiti a Taranto — scrive Il Giornale — sono distanti anni luce dal tenore di vita assunto dai suoi abitanti che, in media, dichiarano un reddito di circa 13.500 euro l’anno ma spendono di benzina ben 248 euro a testa e vivono in una città in cui più di una casa su dieci è di lusso». La conclusione? «L’imponibile sottratto alle casse dello Stato ammonta a circa 200 miliardi di euro l’anno (in tutta Italia, ndr) e da sempre a essere crocifissi sono i piccoli imprenditori del Nordest, gli idraulici della Brianza, i dentisti delle grandi città». Non avevamo dubbi... Enzo Ferrari

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