11 febbraio 2015

Quando la "Concordia" era a Taranto... La Leonardo Da Vinci

“Leonardo da Vinci”, il racconto di una straordinaria opera di recupero 

di Silvano Trevisani

dal "Corriere del Giorno" di mercoledì 7 ottobre 2009, pp. 34-35.

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“La notte del 2 agosto 1916, La Regia Nave Leonardo da Vinci alla fonda nel Mar Piccolo di Taranto, sommerge in seguito ad esplosione all’interno del deposito poppiero delle munizioni. La gigantesca nave ruota su se stessa ed affonda scavando una fossa nel fango. Le sovrastrutture sporgenti: fumaioli, alberi, torri di comando, si schiantano mentre le robuste torri corazzate penetrano profondamente nel fondo. Perdono la vita 249 uomini tra i quali il comandante, Capitano di Vascello Galeazzo Sommi Picenardi”.

Inizia così il drammatico racconto di un episodio che resta nella storia della Marina Militare e di Taranto in particolare. Ma non solo. Ci è capitato più di una volta, infatti, di intercettare, in Villa Peripato, discendenti dei marinari che perirono in quella notte tragica, provenienti da tutta l’Italia, e che cercano il busto bronzeo di Leonardo, appartenuto alla sfortunata nave, sul cui cippo è ricordata l’opera distruttiva della “codardia nemica”. Ora il “Recupero della Leonardo da Vinci” è raccontato nel bel volume “La corazzata capovolta”, fortemente voluto dalla direzione dell’Arsenale e pubblicato in occasione delle celebrazioni del 120° anniversario dell’inaugurazione dello stabilimento. Il “Racconto fotografico” illustra nel dettaglio la complessa e laboriosa operazione di recupero della corazzata attraverso le fotografie tratte da lastre ortocromatiche in vetro, trattate con gelatina al cloruro d’argento, custodite presso la Mostra storica artigiana dell’Arsenale M.M. di Taranto.



Si tratta di immagini quasi tutte inedite, di grande qualità, realizzate con tecnologie allora d’avanguardia, ora davvero “archeologiche”, la cui nitidezza impressiona, ancor più se si considera che si tratta di fotografie scattate, in genere, con macchine di legno con obiettivo fisso e che risalgono in un periodo compreso tra il 1917 (in piena guerra mondiale) e il 1921. Nella sua nota introduttiva al volume, il direttore ammiraglio Giulio Coboldi, ricorda come l’idea editoriale gli sia stata rafforzata dalla personale esperienza vissuta, nei primi anni Ottanta, per l’incarico ricevuto, nel 1981, di partecipare al recupero in basso fondale della ex nave Artigliere, servizio che ebbe sito positivo nei tempi previsti, svolto tutto con personale della Difesa. “Oggi come direttore di questo stabilimento – scrive l’ammiraglio – mi trovo a celebrarne il 120° anniversario della sua inaugurazione, uno degli eventi che mi viene proposto per festeggiare l’anniversario è la raccolta fotografica in oggetto, uno dei principali esecutori che resero possibile quell’impresa, a sua volta e a più riprese nominato nella raccolta, è stato il cap. sommozzatore Armando Andri - una delle fonti bibliografiche e tecniche che hanno reso possibile l’impresa del 1981/82 di recupero della ex nave Artigliere (certo meno impegnativa ma non meno di valore di quella della Leonardo da Vinci) è stato il libro di Andri “Recuperi navali in basso fondale” – chi scrive è l’unico ancora in servizio che ha partecipato al recupero di nave ex Artigliere e probabilmente l’unico che, di conseguenza, sa cosa vuol dire veramente una operazione del genere”. Il fotoracconto illustra, in maniera impeccabile, le varie fasi della complessa ma straordinaria opera di recupero della nave, secondo il progetto di un alto ufficiale del genio Navale, Edgardo Ferrati, effettuato dalle maestranze dell’Arsenale Militare, così come riporta il racconto di sintesi tratto dallo stesso volume. L’effetto che fa sfogliare il volume, che sarà presentato ufficialmente alla città venerdì prossimo, è sconcertante: sembra impossibile che i fatti raccontati si siano svolti quasi un secolo fa e che gli uomini intenti a lavorare a questo faraonica impresa, siano nostri padri ormai immersi in una storia lontana eppure così legati a questa comune esperienza sociale e industriale che è l’Arsenale militare di Taranto.


Dal libro

Dopo la grande tragedia la reazione: recuperare

Sconforto e commozione sono i sentimenti unanimi; la reazione e immediata: l’11 agosto il Ministro della Marina nomina una commissione affinchè sia studiata la possibilità di recuperare la nave, anche in condizioni di efficienza ridotta. Dopo un lungo e attento esame viene scelto il progetto del Tenente Generate del Genio Navale, Edgardo Ferrati, che consiste nel “sollevamento della nave con aria compressa prima ed elementi di bacino galleggianti poi e suo capovolgimento mediante allagamenti eccentrici”. I lavori iniziano nel mese di dicembre; ovviamente avrà precedenza su di essi ogni altra esigenza di guerra. Il lavoro subacqueo che caratterizza questa prima fase è lungo e duro. I palombari disponibili non bastano: si scelgono e si addestrano giovani volontari.


Con le prime due campane di equilibrio si manda aria nella nave e si riesce, in alcuni locali, ad abbassare il livello dell’acqua. Si recuperano circa 700 tonnellate di munizioni e si tamponano le falle con strutture metalliche. Cambia ad un certo punto il programma: si era deciso per la costruzione di un bacino galleggiante ma le esigenze di guerra rendono impossibile l’approvvigionamento del materiate; si decide quindi, ed è decisione audacissima, di portare nel bacino in muratura la nave galleggiante pur se ancora capovolta. La nave viene alleggerita ulteriormente liberandola delle cinque torri corazzate e dalle altre sporgenze: alberi, fumaioli e torre di comando. Il 17 settembre 1919 il convoglio, “nave capovolta - cilindri di spinta - pontoni”, trainato da quattro rimorchiatori percorre un canale appositamente scavato nel Mar Piccolo, lungo due chilometri e mezzo e largo 45 metri. Il giorno successivo, lentamente, entra nel bacino. L’impresa straordinaria ha impegnato per 30 mesi una media di 150 operatori tecnici militari e civili ed è costata un milione di lire e purtroppo la vita di un palombaro. Prima di iniziare i lavori di carpenteria, dai compartimenti della nave, si recuperano i resti mortali delle vittime rimaste intrappolate nella nave. I lavori all0interno della nave durano fino al gennaio del 1921. Il 22 gennaio la nave capovolta viene rimorchiata in un punto nel Mar Piccolo in cui è stata scavata una fossa. Il convoglio si ferma, è un momento di grande emozione per tutti. Arriva l’ordine e inizia il capovolgimento: a mezzogiorno del 24 la nave gira su se stessa nel senso dell’asse longitudinale, oscilla un istante...
Quelli che "fecero l'impresa"

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