17 febbraio 2015

Salviamo la masseria Solito (10 luglio 2009)


Salviamo la masseria Solito (10 luglio 2009)

Articolo tratto dal Corriere del Giorno di venerdì 10 luglio 2009, p. 26

Le tante “singolarità” della Masseria Solito
di Antonio Vincenzo Greco

A proposito della Masseria, Solito. Come è stato giustamente detto quegli edifici costituiscono uno dei pochi relitti architettonici di un’organizzazione dello spazio extraurbano (il paesaggio agrario) che è stato superato dalla moderna espansione urbana e delle aree industriali. Già questa considerazione dovrebbe essere sufficiente per intraprendere azioni volte alla tutela, alla ristrutturazione ed alla rivalutazione culturale, facendo naturalmente salvi i diritti della attuale proprietà. A ciò si aggiungono tuttavia anche singolarità prettamente architettoniche (Masseria Solito costituisce il paradigma di fabbricati a torre affiancati e tetti con coperture ad imbrici, che è tipica del territorio tarantino) e di richiami storici, come l’essere appartenuta a Cesare Giulio Viola. Mi preme altresì fornire alcuni ragguagli di natura storica relativi a questa struttura, in parte frutto di rinvenimenti d’archivio successivi a quelli già pubblicati, quindi inediti. Come per altre masserie, anche la struttura architettonica di Masseria Solito va inquadrata in una diacronia che spazia per diversi secoli, nel corso dei quali le mutevoli fortune economiche delle famiglie proprietarie, le ristrutturazioni edilizie ed agronomiche ed i mutamenti del gusto hanno condizionato l’evoluzione delle forme architettoniche. Le prime notizie di una azienda agricola nelle contrade Musico, Corvisea e Murivetere rimontano al 1576, quando risultava in possesso alla famiglia (A)montinato. Le prima annotazioni relative a strutture edilizie datano invece al 1637, allorquando Nicola Amontinato vendeva, per 225 ducati, a Camillo Gnettari la sua possessione alla Corvisea, consistente in case terranee, cortile e palmento. Per il tramite del canonico Camillo Gnettari, figlio del precedente, la masseria pervenne quindi in potere del Capitolo metropolitano tarantino, il quale nel 1717 la concedeva in enfiteusi al reverendo Domenico Antonio Solito; in quella circostanza veniva riferita la presenza di una torre o casamento di campagna, la quale tuttavia si trovava molto malridotta ed era inabilitabile, onde per sistemarla occorreva una ingente spesa. Al sacerdote si deve quindi il definitivo rilancio dell’azienda, essendosi impegnato nell’acquisto di molte terre, nell’impianto di oliveti ed in altri miglioramenti che andavano molto al di là degli obblighi contrattuali. A lui si deva ad esempio l’edificazione di un nuovo fabbrico, adiacente alla torre diruta, e la creazione di un elegante giardino con vigneto su pergolato a colonne. Dopo sua morte, avvenuta nel 1757, la masseria rimase nella disponibilità della sorella del sacerdote, Camilla, pervenendo in seguito al nipote ex fratre Tommaso e da questi a suo figlio Ciro Solito, uomo molto attivamente impegnato nella conduzione di masserie e di interi feudi a cavallo dei due secoli, il quale a lungo la tenette, risultandone possessore ancora al momento dell’impianto del Catasto Murattiano, del 1811.

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