28 marzo 2015

A Torre Borraco riaffiora una nave naufragata 2000 anni fa

A Torre Borraco riaffiora una nave naufragata 2000 anni fa

La soprintendenza avvisa: il reperto va tutelato. Ne parliamo con Arcangelo Alessio


Pubblico sul mio blog un articolo tratto dal Corriere del Giorno di mercoledì 25 agosto 2010 p. 26


di Silvano Trevisani

E' stata certamente una recente mareggiata a sollevare la coltre di sabbia che nascondeva i resti di una nave antica a pochi metri dalla battigia di Torre Borraco, amena spiaggia di San Pietro in Bevagna, svelandone i contorni. Sono stati dei bagnanti, infatti, a rilevare i resti di questa nave e a informarne i militari della Tenenza di Manduria, che erano impegnati in servizi di controllo economico del territorio sul litorale orientale della provincia ionica. E così, con l’ausilio del nucleo sommozzatori della sezione operativa navale della Guardia di Finanza di Taranto, i militari hanno rinvenuto quella che essi stessi definiscono come un’imbarcazione di epoca romana risalente al periodo tra il II e I secolo avanti Cristo. Così prosegue la nota informativa del comando provinciale di Taranto: “L’imbarcazione, posizionata a duecento metri dalla battigia e adagiata su un fondale di circa quattro metri di profondità, ha caratteristiche strutturali tali da far ritenere il suo utilizzo per il trasporto di masserizie. Circostanza questa desumibile dalla particolare forma “bombata” dello scafo adibito a stiva e confermata dal rinvenimento nell’area adiacente all’imbarcazione di anfore in terracotta, alcune delle quali in buono stato di conservazione, notoriamente adibite al trasporto di vino e olio. Il basso fondale ha consentito di individuare ad occhio nudo i cosiddetti “fascioni” in legno della nave, solo in parte sommersa dalla sabbia. E' tuttora in corso un’attività di coordinamento con la soprintendenza ai Beni archeologici di Taranto per l’avvio delle successive fasi di classificazione e catalogazione dei reperti rinvenuti”. Fin qui la nota della Finanza che ha individuato lo scafo, ma informazioni più precise si potranno avere solo successivamente con l'intervento della soprintendenza, che dovrà decidere cosa fare, nella ormai cronaca carenza di mezzi. Intanto, come ci precisa il dirigente archeologo della soprintendenza archeologica, esperto della materia, Arcangelo Alessio, responsabile del servizio di Tecnologia subacquea per la Puglia si pone ora un problema di sorveglianza del sito che, come mostra la foto, appare in realtà molto prossimo alla riva, e non potrà non attirare l'interesse di molti curiosi. Non è il primo rinvenimento del genere, fatto nelle acque del Tarantino. Per altre navi non si è ancora potuto intervenire, anche per la delicatezza che impone l'intervento di eventuale ripescaggio e successiva conservazione dei fasciamo di legno portato in secco dopo molti secoli di permanenza in acqua salata.

Ne chiediamo conferma allo stesso dottor Alessio.
“Effettivamente la conservazione dei fasciami di legno ripescati è una materia molto delicata poiché di solito il legno sommerso viene attaccato dalla “teredo”, un mollusco che ha per caratteristica quella di succhiare la cellulosa. Il legno attaccato dalla teredo appare integro e invece è fragile e “svuotato”, e necessita quindi di interventi di consolidamento che ne evitino il repentino sfaldamento”.

Non vi era un progetto della soprintendenza proprio finalizzato al trattamento dei fasciami di legno ripescati?
“Effettivamente vi sarebbe già un laboratorio attrezzato dalla soprintendenza presso il Museo del mare di Nardò, dove però bisogna risolvere un problema di gestione del capannone nel quale il laboratorio stesso è allogato. Qui dovrebbe essere quanto prima trattata la nave che fu ripescata, come si ricorderà, nella baia di Torre Sgarrata, e che è attualmente conservata nel Castello aragonese di Taranto”.

Come si interviene in questi casi?
“In primo luogo si lava il legno in acqua distillata e poi lo si consolida per riportarlo a recuperare la sua robustezza”.

Anche il carico di quella nave fu ripescato.
“Sì. Si trattava anche in quel caso di sarcofaghi, alcuni dei quali sono pure nel Castello, mentre altri sono conservati, o dovremmo dire “depositati”, nell'Ospedale militare, in attesa di un restauro”.

Ma vi sono molte altre navi in attesa di “ripescaggio”.
“Ne sono state rinvenute altre tra Manduria e Pulsano. Voglio ricordare soprattutto quella che fu rinvenuta a San Pietro in Bevagna, a 150 metri dalla battigia, carica di 22 sarcofaghi, che certamente, con il loro peso, tengono sepolto lo scafo sotto la sabbia. Si tratta del reperto più importante a nostra disposizione e che, per questo, abbiamo valorizzato trasformandolo, con l'aiuto dell'Istituto centrale di restauro, in un parco marino. I subacquei interessati al reperto, possono accostarvisi e, aprendo un apposito sportellino, “leggere” la storia della nave e del suo naufragio. Altri due relitti sono stati poi ritrovati nella baia di Lido Silvana, nei cui fondali si trovano ancora”.

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