23 marzo 2015

La scuola come merce. Gli ammortizzatori sociali e il Trattato di Lisbona


La scuola come merce. Gli ammortizzatori sociali e il Trattato di Lisbona



Qualche riflessione a margine sul dibattito sugli ammortizzatori sociali, ovvero i contributi di disoccupazione, proposti dal PD il 05 aprile 2009. Rileggere oggi questo mio scritto del 2009 ha un che di amara profezia...


Taranto. 5 aprile 2009. A mio parere gli ammortizzatori sociali sono una richiesta appena accettabile da parte di un sindacato. Nel quadro della difesa del lavoratore, infatti, si inserisce come una proposta che viene incontro alla fascia di lavoratori più debole, quella del precariato.

Ma tutto cambia, se a portare avanti la proposta degli ammortizzatori sociali è un partito politico, e non un sindacato. Da un partito, anzi, dal più importante partito dell'opposizione, ci si aspetterebbe delle PROPOSTE concrete, e soprattutto ci aspetteremmo una diversa FILOSOFIA ed impostazione CULTURALE rispetto alla scuola come bene pubblico.

Accettare gli ammortizzatori sociali, anzi, sbandierarli ai precari come "azione concreta" nei confronti di questi ultimi, significa di fatto la MORTE della diversità culturale della sinistra rispetto alla destra.

Significa infatti che anche a sinistra, anche nel PD è prevalsa ormai l'impostazione della SCUOLA COME MERCE, che risponde, in quanto tale, alle logiche di mercato. Su questo terreno si avverte come non mai l'omologazione culturale che attraversa il nostro intero arco parlamentare, da destra a sinistra, quello stesso "pensiero unico" che sottende ad iniziative quali la "commissione Bertagna" e la legge delega sulla scuola della Moratti, il "quaderno bianco" di Fioroni, fino alle ultime proposte di legge della Aprea e di Pittoni-Cota. Una impostazione culturale sostenuta da organizzazioni rigorosamente bypartisan, quali la Fondazione Treellle e la Fondazione Agnelli, nonchè da alcune organizzazioni di "pasdaran" della scuola, come l'ANP.

Di cosa si tratta? Di una mutazione genetica del modo di intendere l'istruzione, non solo qui in Italia, ma anche in Europa. Trattare i tagli alla scuola allo stesso modo dei tagli alla Fiat o alla Zanussi, significa, come sottofondo culturale, che anche la sinistra, ESATTAMENTE COME LA DESTRA, considera la scuola non più un bene fondamentale costituzionalmente garantito, ma come una "offerta" come le altre, che di per sé deve sottostare alle stesse logiche del mercato globale. Di fondo c'è la STESSA considerazione dello studente come "utente" (ricordate la Moratti?), o, peggio, del genitore come "cliente" dell'istituzione scuola.

IO NON CI STO !!! NOI NON CI DOBBIAMO STARE !!!

La cultura non è merce, la cultura non può sottostare alle stesse regole di mercato di una qualunque merce!

Questa impostazione filosofica discende in realtà dal Trattato di Lisbona, firmato dal governo Prodi e ratificato dal governo Berlusconi ALL'UNANIMITA' dei voti. Sostanzialmente legata a fattori politico-economici, tale trattato fu la "pezza a colori" inserita da Prodi dopo lo smacco della bocciatura (a ragione) della Costituzione europea da parte della Francia e di altri paesi aderenti all'Unione. Notizie sul trattato di Lisbona le trovate qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Lisbona#Contenuti

Allo stesso link è possibile, cliccando sui collegamenti esterni, arrivare al testo integrale in italiano del Trattato.

Al prossimo link, invece, trovate un articolo molto dettagliato sulle politiche europee sulla scuola e il trattato di Lisbona:

http://www.leggepopolare.it/doc_prep/lsb_2000_folder/lsb_2000_folder/Lisb_2000

Nel 2004 Renzetti aveva già le idee chiare. Riporto solo le conclusioni, riferite ad un partito, i DS, che adesso non esiste più:

"Lisbona 2000 è l’inizio dell’assalto privatistico alla scuola pubblica"

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