29 aprile 2015

Palazzo Mastrocinque al Borgo di Taranto

Palazzo Mastrocinque da Google Street View

Pubblico sul mio blog un articolo di Fabio Venere, pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno di Mercoledì 12 Marzo 2014

Lo stabile di via Pitagora 42: è di tre piani. I coniugi lo cedettero in memoria del figlio morto in Eritrea nel 1933. Da una donazione del 1945: ora le borse di studio per i giovani

Il Comune di Taranto venderà Palazzo Mastrocinque per pagare delle borse di studio a dei giovani studenti tarantini. Ma qual è la storia di quest’immobile?

 di Fabio Venere

Una ricostruzione analitica ed interessante è pubblicata sul blog “Sulle sponde del Galeso” di Gianluca Lovreglio che, a sua volta, fa riferimento ad un testo redatto dall’ex assessore comunale al risanamento della Città vecchia e all’Attuazione del programma, Lucio Pierri.
Ed allora, questi i fatti e le date da ricordare. Il 3 giugno 1945, con atto notarile redatto da Domenico Mazzilli, alla presenza del sindaco di Taranto, l’archeologo Ciro Drago e dell’avvocato Alfredo Fighera presidente della Deputazione provinciale, Beniamino Mastrocinque, dottore in Scienze naturali e in Medicina e chirurgia, insieme alla moglie Camilla Baldari, volendo onorare la memoria del loro unico figlio, Fortunato, partito il 20 giugno 1939 volontario per l’Africa orientale e morto il 3 febbraio 1941 nell’ospedale inglese di Tessenei in Eritrea in seguito a ferite riportate due giorni prima nella battaglia di Barentù, donavano al Comune e alla Amministrazione provinciale di Taranto un immobile di loro proprietà sito in via Pitagora 42, composto da piano terrano, tre piani superiori e fabbricato interno, affinché fossero costituite due fondazioni scolastiche da trasformarsi in ente morale, da intitolarsi: Borsa di Studio Fortunato Mastrocinque, dottore in Medicina veterinaria e laurea ad honorem in Scienze naturali. Fondazioni che avrebbero dovuto, alla morte dei donatori, vendere l’immobile e col ricavato della rendita istituire le borse di studio.
I coniugi Mastrocinque si riservavano il diritto di usufrutto dell’intero fabbricato, che era stato costruito su suolo acquistato nel 1884 da Fortunato Mastrocinque. Si stabilì, inoltre, che ciascun ente avrebbe dovuto investire la propria quota rinveniente dalla vendita dell’immobile in titoli nominativi dello Stato, intestati alla fondazione stessa, la cui rendita doveva finanziare due borse di studio annuali di 18mila lire per perfezionamento di laureati in materie letterarie o giuridiche da parte del Comune, e in materie scientifiche da parte della Provincia.
Il 24 di gennaio del 1959, la Gazzetta ufficiale pubblicava il decreto del Presidente della Repubblica che istituiva la Fondazione Mastrocinque. Da un estratto del registro delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, presieduto dal sindaco Salvatore Spallitta, il 9 febbraio 1962, si apprende che la signora Camilla Baldari, vedova di Beniamino Mastrocinque, era anche essa deceduta due anni prima, il primo settembre 1960, e che l’immobile era occupato da diversi inquilini, anche morosi. Si decideva di affidare la gestione ordinaria del fabbricato appartenente alla Fondazione Comunale alla omonima Fondazione provinciale con obbligo di rendiconto, segno che anche la Provincia aveva nel frattempo provveduto a costituire la propria Fondazione. Si demandava alla stessa Fondazione Provinciale di normalizzare i contratti, con facoltà di locare ulteriormente, riscuotere i fitti, agire in giudizio, di accertare le condizioni del fabbricato per le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Nel 1958 era stato indetto il primo concorso pubblico per il conferimento di una borsa di studio di lire 30mila lire. Concorso andato deserto!
Nel 1988, la Provincia si dichiara disponibile ad acquistare l’intero immobile.
Di Palazzo Mastrocinque si sarebbe tornato a parlare in una lettera del sindaco di Taranto, indirizzata il 19 aprile 2002 al presidente della Provincia, con cui si chiedeva l’uso del bene relativamente alla quota di proprietà della Provincia, ipotizzando un recupero dell’immobile attingendo a finanziamenti Urban 2 e Por. A due anni di distanza lo stesso sindaco, l’8 gennaio 2004, chiedeva nuovamente al presidente della Provincia la disponibilità dell’immobile per destinarlo ad attività culturali, quali la biblioteca del mare ed uffici, contando su finanziamenti Urban II. Il presidente della Provincia rispondeva subito assicurando la disponibilità della Provincia. Veniva conseguentemente messo in moto l’iter procedurale per la realizzazione dell’opera, attraverso la redazione del progetto di recupero, l’approvazione dello stesso, l’indizione della gara, la scelta della impresa appaltatrice e l’aggiudicazione dell’opera, che veniva effettuata l’11 aprile 2005.
Successivamente la procedura si arenava non potendosi stipulare contratto con l’impresa vincitrice mancando da parte del Comune i requisiti di proprietà, non essendo stata tradotta la volontà di cessione della quota di spettanza della Provincia con atti amministrativamente validi.

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